La certosa di Ferrara

La storia

Il complesso architettonico della Certosa sorge all’estremità nord-orientale di Ferrara entro la cerchia delle antiche mura.
In origine situata in una zona ortiva isolata dall’abitato, fu inglobata nella città alla fine del 1400 con l’addizione erculea.
La chiesa primitiva e il monastero furono costruiti tra il 1452 e il 1461 per ospitare, su desiderio del duca Borso d’Este, l’Ordine dei P.P. Certosini, ivi insediati dal 1461 per oltre tre secoli.
La storiografia locale propone scarse indicazioni circa la paternità dell’opera.
Il complesso comprendeva la chiesa orientata verso ovest, affiancata sulla destra dal giardino abbaziale porticato, di accesso al monastero, sulla sinistra dalla foresteria con chiostro interno ed alcune fabbriche adibite a servizi (granai, distilleria).
Alle spalle sorgeva il Gran Claustro attorniato dalle celle dei monaci. L’antica chiesa adibita a cella vinaria dai monaci, quindi, scuderia in età napoleonica, fu demolita con gran parte delle fabbriche adiacenti nel secondo decennio dell’ottocento, nell’ambito della ristrutturazione cimiteriale. Soltanto il Gran Claustro e parzialmente l’antica cella del priore (Camerone Bonaccioli) sono tuttora esistenti.
Alla struttura conventuale, qui descritta, si aggiunse poco più a nord, a partire dal 1501, l’edificio della nuova chiesa.
Alla fine del ‘700 la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei beni ecclesiastici da parte di Napoleone allontanò definitivamente i Padri Certosini da Ferrara e l’antico convento, per i requisiti di isolamento e vastità fu destinato a divenire sede del pubblico Cimitero.
Fu aperto ufficialmente il 3 gennaio del 1813.
Appartiene a questo periodo la fase progettuale di trasformazione dell’antica Certosa in complesso cimiteriale.
Il progetto prescelto ideato dal M.se Fernando Canonici e reso operativo dal 1819, fu in parte modificato dall’architetto stesso nel 1830, senza alterare la configurazione generale del piano già adottato.
Sul lato sud della chiesa fu conservato l’antico Claustro che fu preso a modello per le tipologie architettoniche e ornamentali delle nuove strutture (chiostro di tre lati su cui si innesta un ampio porticato curvilineo).
Per la zona nord della chiesa il disegno propose la realizzazione di un complesso di edifici uguale e simmetrico al precedente. Simmetria dei volumi e omogeneità decorativa sono, infatti, le costanti riscontrabili in questo progetto.
L’attuazione fedele alle linee essenziali tracciate dai Canonici si è protratta per oltre un secolo: nel 1914 ricorrenza del centenario del Cimitero si conclusero i lavori della prima area a sud del Tempio, mentre nel corso dei bombardamenti del 1944 andarono distrutti il campanile, la copertura dell’abside e il frontone sud del transetto.
Gli interventi di ricostruzione ed i restauri si sono susseguiti pressochè ininterrotti dal primo dopoguerra ad oggi, mentre è in via di conclusione pure il cosiddetto “Ampliamento” iniziato verso la fine degli anni ’60.
L’intera zona inoltre è stata delimitata, a partire dalle principali vie di accesso, mediante il ripristino delle antiche cancellate (una parte delle quali, si dice, trafugate da Napoleone, fanno bella mostra di sè all’ingresso del Louvre a Parigi).
L’accesso al Cimitero, posto a sud della Chiesa, immette in un chiostro di tre lati delimitante l’area ricavata dalla demolizione della chiesa primitiva.
A questa struttura ottocentesca (Arch. Canonici) è contiguo l’antico Gran Claustro. I 24 archi sui lati maggiori e 16 sui minori (originariamente 20) immettono in un portico coperto da volte a crociera. Cornici in cotto adornano gli archi lungo tutto il perimetro interno. Le colonne sono coronate da un capitello composito.
Al centro del lato prospiciente l’ingresso del Claustro, il famedio, progettato dai Canonici (sola variante alla prima struttura) accoglie la tomba del Duca Borso: un sarcofago in parte incassato nel muro, ornato di festoni, uccelli e cornucopie sbalzati nel marmo, sormontato da una targa e da un medaglione col ritratto del Duca.

Il cimitero della Certosa di Ferrara fa parta di A.S.C.E – Association of Significant Cemeteries in Europe
Descrizione

Il marchese Canonici, nella prima metà dell’800, attorno al Tempio di San Cristoforo ideò e costruì le strutture del “cimitero comunale”, o del campo santo, o della Certosa, come i cittadini di Ferrara chiamano, con molta semplicità e senso del luogo, quei campi destinati all’ultima dimora.

Il cimitero, secondo i principi dell’epoca, doveva essere ricchissimo di vegetazione e di spazi aperti ma rigorosamente separato dalla città, generalmente in località extra-urbana e soprattutto perfettamente recintato. La città dei morti doveva essere divisa dalla città dei vivi.

Questo a Ferrara non è avvenuto e la ragione è proprio da imputare al Tempio di San Cristoforo che ha coagulato l’intervento in quel luogo che non era extra urbano anche se era campagna ma campagna interna alla città, allo stesso modo l’intervento non è stato mimetizzato perché San Cristoforo è la fase monumentale terminale di un percorso visivo che attraversa tutta la città.

Concepito come un sistema di chiostri o claustri, destinati ad occupare una vasta area, si avvale del supporto distributivo delle antiche strutture del monastero certosino, con le aree libere destinate alle sepolture dei “poveri”, mentre sotto le arcate dei porticati sono le tombe private dei “benestanti”. Esso finisce con circondare su tre lati la Chiesa di San Cristoforo fino a lambire il rilevato delle mura a nord, ponendosi in confine con l’area del cimitero ebraico a est nei cui prati quasi incolti si coglie la immagine stessa del silenzio.

Prima del secolo XVII quando quest’area non era ancora destinata alla sepoltura dei membri della comunità ebraica ferrarese, era stato, con gli Estensi, il luogo di un delizioso giardino, il Giardino della Montagnola, che la famiglia ducale frequentava quando esisteva ancora la Rotonda “una bella fabbrica mezzo sotterranea” come la descrive il Guarini, nella quale Ercole II “talora si riduceva nei tempi estivi”.

La eccezionale particolarità dei luoghi è data anche da alcune privilegiate possibilità di visione e di lettura della città: di qui le torri del Castello, i campanili delle chiese e i monumenti appaiono a formare un profilo, il volto di Ferrara, determinando un rapporto, una corrispondenza, una compresenza dei luoghi di grande suggestione.

All’interno del sito del Comune di Ferrara all’indrizzo http://www.comune.ferrara.it potrete trovare una ricca presentazione dei principali Palazzi e monumenti della città.